Google Panda, Google Penguin e Google Hummingbird: fratelli e alleati

“La coscienza di Zero” sesta puntata, nonché ultima dell’anno.

Per coloro che si occupano di Content Marketing studiare tutto quello che rientra nel mondo della SEO è essenziale. Ormai lo abbiamo detto più e più volte ma per SEO (search engine optimization) si intende l’insieme delle tecniche volte a migliorare il posizionamento del proprio sito web nei risultati di ricerca, di algoritmi, di indicizzazione, di contenuti di qualità e via dicendo. Proprio per questo, oggi ci concentriamo su tre algoritmi lanciati da Google lo scorso decennio ma ancora di rilevata importanza quando si parla di “cacciare” e/o “rintracciare” i contenuti sul web. Parliamo di Google Panda, Google Penguin e Google Hummingbird tre, per l’appunto, algoritmi che utilizzano l’ AI per difendere il web da contenuti di bassa qualità, combattere gli spam e dare agli utenti solamente ciò che cercano online.

Gli argomenti trattati saranno quindi:

  • Google Panda: “qualità” è la sua parola preferita;
  • Google Penguin: da sempre alleato del Panda;
  • Google Hummingbird: mai sottovalutare un colibrì.


Google Panda: “qualità” è la sua parola preferita

Fabio Di Gaetano nel suo “Seo Energy” parla proprio delle penalizzazioni di Google, quindi del momento in cui un sito viene declassato perdendo posizionamento nel ranking. Questo, è bene evidenziare, può riguardare solo una sezione del proprio sito, ma anche un cluster di keyword o l’intero sito web.  Di certo, i principali artefici delle penalizzazioni che riguardano i contenuti online provengono da Google Panda e Google Penguin, uniti ovviamente a numerosi altri update che vengono rilasciati in modo costante e nel corso del tempo (ex. Google Bert o il Medical Update).

Partiamo quindi da Google Panda. Primo dei tre algoritmi sopra elencati, viene lanciato nel febbraio del 2011 per poi arrivare in Italia circa un anno dopo, nel 2012. Questo ha come obiettivo quello di combattere i siti internet di bassa qualità, quelli pieni di contenuti scadenti e zeppi di pubblicità, ponendoli nel posizionamento in SERP.

Tutto questo potrebbe sembrare un meccanismo scontato ma la sua importanza la si capisce ogni qualvolta effettuiamo una ricerca con una query specifica su Google e rimaniamo soddisfatti dai risultati che ci vengono proposti. Prima di G. Panda tutto questo non succedeva: pochi backlink; altissimi % di bounce rate; intere pagine copiate e incollate da altri siti.

 

Google Penguin: da sempre alleato del Panda

Lanciato esattamente un anno dopo Google Panda, Penguin è specializzato nella SEO e mira a contrastare tutti quei siti che continuano ad usare discutibili tecniche per posizionarsi all’interno dei motori di ricerca. Google Penguin quindi penalizza:

  • i siti che usano link forzati;
  • chi adotta tecniche di black hat;
  • il link building ingannevoli e irregolari.

G. Penguin si accorge della presenza di link fuori tema, spesso inseriti per fare un favore a chi in cambio farà la stessa cosa. Ma non solo: individua link a piè di pagina senza pertinenza e punisce l’uso improprio di keyword , come quelle che portano a pagine che parlano di tutt’altro. Insomma, Penguin contrasta i disonesti della SEO agendo in supporto del fratello Google Panda.


Google Hummingbird: mai sottovalutare un colibrì

Da quel che sappiamo su Google vengono effettuate circa 3,5 miliardi di ricerche al giorno e di queste, circa il 90%, vengono influenzate da Google Hummingbird che di fatto sceglie quali siti preferire. Questo ha infatti rivoluzionato il sistema di ricerca, mettendo al centro le intenzioni dell’utente e dando progressivamente spazio e importanza al contenuto della pagina web rispetto alla mera parola chiave in risposta alla query.

In ottica SEO G. Hummingbird ha cambiato completamente le regole del gioco. Ha “costretto” i Content creator a scrivere page originali, rilevanti e che abbiano all’interno forti relazioni tra i concetti espressi, le immagini e i video e soprattutto andando a premiare le pagine web condivise sui social. Potremmo quindi dire che Hummingbird continua il lavoro di G. Panda e G. Penguin nel limare al massimo parole chiave fuorvianti ai fini della ricerca del lettore ma anche di interpretare le richieste dell’utente.


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